racconti e progetti

In questa sezione si raccolgono le opere ed i progetti di chi, rimasto affascinato da questo luogo e dalla sua storia, ha voluto creare un racconto che parla delle persone, dei luoghi, di lavoro, di roccia e di immaginario.

La montagna magica

La montagna magica di Micol Roubini, progetto vincitore dell’11ª edizione dell’Italian Council, è un’opera video-installativa che indaga l’ecosistema della ex miniera di amianto di Balangero e Corio, oggi al centro di un ampio processo di bonifica. Attraverso uno sguardo che intreccia memoria industriale, immaginario onirico e processi di rinaturalizzazione, l’opera esplora le relazioni tra uomo e territorio, dalla cava ai centri abitati circostanti, mettendo in dialogo un passato segnato dall’estrazione dell’amianto e una fase di transizione ancora aperta verso possibili nuove funzioni del sito. Il progetto è fruibile in due formati: un’installazione composta da quattro proiezioni in pellicola Super 16 mm della durata di 24 minuti ciascuna e un video monocanale di 60 minuti. Curato da Gabi Scardi, il lavoro fa parte della collezione del MAN di Nuoro ed è stato presentato in importanti contesti espositivi e rassegne internazionali, tra cui il festival CinemAmbiente 2025. Il progetto è inoltre accompagnato dalla pubblicazione La Montagna Magica (NERO Editions, 2024), il volume, in formato tascabile è ricco di immagini.

Il lago incantato

“Il Lago Incantato” è un progetto formativo-creativo ideato da Max Chicco svolto in collaborazione con gli studenti della scuola secondaria del Liceo Classico e Musicale Cavour di Torino che unisce educazione, memoria e linguaggio audiovisivo. Attraverso un percorso interdisciplinare e pratico, i ragazzi esplorano l’intera filiera di produzione di un’opera cinematografica, dando vita a una miniserie (con anche una versione cinematografica) dedicata alla storia della ex miniera di amianto di Balangero e Corio, guardando al futuro grazie alla bonifica e al progresso tecnologico e raccontando il cambiamento e la consapevolezza attraverso lo sguardo delle nuove generazioni.

Arte in Transito

Arte in Transito è un progetto di arte pubblica orientato alla rigenerazione urbana, realizzato lungo via Sacchi a Torino con l’obiettivo di contrastare il degrado urbano e stimolare consapevolezza e partecipazione nello spazio pubblico. Il progetto prevede la realizzazione di 22 pannelli murali tra il 2024 e il 2025, sviluppati a partire dai temi emersi dalle Mappe di Comunità elaborate dagli studenti dell’Accademia Albertina in collaborazione con il Politecnico di Torino; tra questi, un murales è dedicato alla memoria dell’ex Amiantifera di Balangero e Corio, riletta attraverso il linguaggio dell’arte pubblica contemporanea.

Mostra “Le vie dell’amianto”

“Le vie dell’amianto” è un percorso espositivo multidisciplinare ideato dall’Università degli Studi di Torino e dal Centro Interdipartimentale “G. Scansetti” per lo Studio degli Amianti, con il contributo di enti partner tra cui R.S.A. s.r.l., Società per il Risanamento e lo Sviluppo Ambientale dell’ex miniera di amianto di Balangero e Corio, il Museo Regionale di Scienze Naturali e il MIUR. La mostra, originariamente ospitata presso il Palazzo del Rettorato, è ora disponibile anche come tour virtuale e accompagna il visitatore tra geologia, storia, economia, medicina e attualità, offrendo una visione ampia delle problematiche legate alla presenza dell’amianto nell’ambiente naturale e antropizzato. L’allestimento affronta temi dalla formazione del minerale alla consapevolezza della pericolosità, fino alle pratiche di gestione e bonifica, con l’intento di promuovere una conoscenza diffusa e critica del fenomeno amianto, con l’obiettivo di diffondere conoscenza tecnico scientifica e promuovere una gestione corretta del rischio.

Concorso d'idee per la riqualificazione e sviluppo del sito minerario (2010-2011)

Nel 2010 RSA srl bandisce, con il coordinamento della Fondazione dell'Ordine degli Architetti di Torino e il cofinanziamento della Regione Piemonte, un Concorso d'idee per la riqualificazione del sito. L'obiettivo è raccogliere proposte capaci di coniugare la memoria industriale del luogo con la sostenibilità ambientale ed energetica. Chiuso il 21 gennaio 2011, il concorso raccoglie 18 progetti.Vince la proposta di Area Progetti S.r.l. con Golder Associates e le architette Cristina Gagnolati, Laura Agosti e Valentina Esposito, seguita dai gruppi di Mauro Montagna e Andrea Debosio.Il bando, promosso dalla Regione Piemonte, chiedeva ai progettisti di integrare gli interventi con il contesto naturale e panoramico della cava, includendo soluzioni di land-art e il ripristino della copertura vegetale delle aree di discarica.

La storia della miniera raccontata attraverso il modello digitale

Il progetto ha avuto come scopo la creazione di un video racconto didattico sull’evoluzione dell’attività estrattiva, mostrando attraverso una ricostruzione digitale il progressivo avanzamento del fronte di coltivazione. La modellizzazione è stata realizzata a partire dallo studio dell’orografia e della conformazione del territorio, mettendo in relazione le informazioni ricavate dalla documentazione storica e dai documenti d’archivio con gli strumenti digitali di ricostruzione e visualizzazione. Il risultato permette di seguire nel tempo le trasformazioni del paesaggio e di comprendere, attraverso una rappresentazione immediata e visiva, come l’attività estrattiva abbia progressivamente modificato il territorio. Il lavoro è stato sviluppato in collaborazione con il Politecnico di Torino.

Voce al museo, il podcast che racconta GRADONI

Siamo stati ospiti di Francesco Mannino nella terza puntata di TAP Digitale, cultura e altre complicazioni, podcast dedicato al rapporto tra cultura, patrimonio e innovazione digitale. L’intervista è stata l’occasione per raccontare la nascita del Museo Digitale Gradoni, ripercorrendo le idee, le scelte e il percorso che hanno portato alla sua realizzazione.Durante la conversazione abbiamo parlato del digitale come strumento per conservare e restituire una memoria che rischia di scomparire insieme alla trasformazione del territorio: non soltanto gli edifici, i paesaggi e le tracce dell’attività estrattiva, ma anche le voci e i ricordi delle persone che hanno vissuto la miniera. Un racconto che parte dalla bonifica e guarda al futuro, nella consapevolezza che il territorio continuerà a cambiare e che il museo digitale può contribuire a mantenerne leggibile la storia.