Geologia

Le origini del giacimento

Rocce, strutture tettoniche e processi che hanno modellato il territorio

Il Piemonte, grazie alle specifiche caratteristiche geologico-strutturali e litologiche che hanno favorito la cristallizzazione di minerali di amianto all'interno delle rocce, è stato sede non solo di una delle miniere di amianto più importanti al mondo, ma anche di numerose concessioni minerarie e permessi di ricerca “minori”, dei quali oggi, in gran parte, si è persa memoria.

Geologia dell’area di Balangero e Corio: un paesaggio modellato dalla tettonica e dall'attività mineraria

L’area dell’ex miniera di amianto di Balangero e Corio rappresenta un contesto in cui la storia geologica e quella antropica si intrecciano profondamente. Le rocce, deformate da antichi movimenti tettonici, convivono oggi con estesi accumuli di materiali di scarto che hanno trasformato in modo significativo il paesaggio.

Il basamento roccioso: il “cuore” profondo dell’area

La zona appartiene al cosiddetto Massiccio di Balangero, un corpo di rocce ultrabasiche collegato al più esteso Massiccio Ultrabasico di Lanzo.

Il basamento roccioso è costituito prevalentemente da serpentiniti, le litologie più diffuse nell’area. Queste possono presentarsi come masse compatte oppure come litotipi intensamente fratturati o scistosi. Proprio nelle serpentiniti maggiormente deformate si trovava il giacimento di amianto (crisolito).

Le serpentiniti sono rocce molto pesanti di colore verde scuro, ricche di ferro, magnesio, cromo, nichel e cobalto derivate dalla trasformazione di rocce profonde del mantello terrestre, note come peridotiti. Nel Massiccio di Balangero, esse costituiscono il nucleo centrale della zona mineraria.

Tipologie principali di serpentiniti:

• Massive: rocce compatte e resistenti, caratterizzate da una limitata fratturazione, generalmente povere di amianto.

• Fratturate: rocce spezzate da numerose fratture, all'interno delle quali si sviluppano le mineralizzazioni di crisotilo, la varietà di amianto estratta in miniera.

• Scistose: rocce suddivise in strati sottili e deformati, spesso localizzate nelle zone di contatto  tra serpentiniti e altre litologie.

Le serpentiniti sono in contatto con rocce metamorfiche della crosta terrestre, come gneiss e micascisti. Tale contatto non deriva da fenomeni di deposizione naturale, ma è il risultato dei movimenti della crosta terrestre che nel corso di milioni di anni hanno deformato, piegato e dislocato le masse rocciose.

All’interno del bacino di cava è possibile osservare il contatto tra serpentiniti e gneiss. Queste rocce hanno origini molto diverse: le serpentiniti derivano infatti da rocce profonde del mantello terrestre, mentre gli gneiss provengono da rocce crostali sottoposte a metamorfismo. Di conseguenza, presentano modi di formazione e composizioni mineralogiche differenti.

Le altre litologie

Gli gneiss sono rocce metamorfiche, cioè rocce trasformate da alte pressioni e temperature nel corso di lunghi processi geologici. Si presentano spesso a strati sottili o bande alternate di colore chiaro e scuro; questa struttura prende il nome di scistosità. Nella zona di Balangero, i gneiss minuti affiorano a contatto con le serpentiniti lungo faglie o zone di taglio. Essendo più friabili delle serpentiniti, tendono a disgregarsi più facilmente formando terreni sciolti che ricoprono le rocce più compatte.

Le anfiboliti, rocce metamorfiche più compatte e resistenti, di colore verde scuro o grigio-bluastro, si trovano anch’esse nella zona e hanno resistenza intermedia: più resistenti degli gneiss minuti ma meno delle serpentiniti. A differenza delle serpentiniti, né gneiss né anfiboliti contengono amianto.

La struttura tettonica: scaglie, pieghe e deformazioni

L’assetto geologico dell'area è il prodotto di deformazioni tettoniche molto intense:

• Scaglie tettoniche subverticali: l’alternanza di serpentiniti e gneiss è organizzata in scaglie inclinate quasi verticalmente, a testimoniare forti spinte tettoniche.

• Megapieghe isoclinali: Le scaglie altro non sono che porzioni di enormi pieghe molto strette e parallele, orientate principalmente Est–Ovest (E–W).

La cerniera di una di queste megapieghe, localizzata nelle serpentiniti di Bric Forcola, coincide con l’area che ospitava il giacimento di amianto.

La copertura superficiale: tra depositi naturali e materiali di discarica

Sopra il basamento roccioso si trovano materiali più recenti, costituiti sia da depositi naturali sia dai materiali accumulati durante l’attività estrattiva.

Depositi naturali:

• Materiali fluvio-glaciali e alluvionali: strati costituiti da ciottoli di diversa origine immersi in matrice argilloso-limosa.

• Coltri eluvio-colluviali: terreni formati dall’alterazione superficiale e dallo scivolamento lungo i pendii. Sono ricchi di argilla e possono superare i 5 metri di spessore, ricoprendo sia gli gneiss sia le serpentiniti.

Materiali di discarica (sterili minerari):

• Sterile di cava: materiale grossolano, formato soprattutto da blocchi e frammenti di serpentinite molto fratturata derivanti dall’attività estrattiva e non inviati allo stabilimento di trattamento in quanto caratterizzati da un contenuto di amianto economicamente non sfruttabile.

• Sterile di stabilimento: materiale più fine, simile a una ghiaia sabbiosa con una piccola componente limosa costituito dagli scarti residui del processo di lavorazione e separazione delle fibre di amianto dalla matrice rocciosa

Aspetti idrogeologici: perché l’argilla fa la differenza

La diversa permeabilità dei materiali influisce in modo diretto sulla circolazione delle acque e sulla stabilità dei versanti.

• I depositi eluvio-colluviali ricchi di argilla, sono molto poco permeabili, con valori dell’ordine di 10⁻⁹ m/s o inferiori.

• I materiali di discarica, soprattutto lo sterile fine di stabilimento, risultano invece altamente permeabili, con valori tipici intorno a 10⁻³ m/s.

La sovrapposizione di strati argillosi poco permeabili con cumuli di materiale drenante, insieme alla presenza di rocce profondamente fratturate, crea condizioni complesse che possono favorire fenomeni di instabilità come scorrimenti e frane nei grandi accumuli di discarica.

Studi geologici

Per seguire i filoni più produttivi, l'Amiantifera di Balangero S.p.A. condusse nel tempo ricerche geologiche approfondite. I documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Torino testimoniano questo impegno e permettono di ricostruire l'evoluzione dello scavo del bacino minerario.