Gli interventi realizzati presso il Sito di Interesse Nazionale (SIN) hanno avuto come obiettivo prioritario la messa in sicurezza e la bonifica delle aree interessate dall'attività estrattiva dell'ex Amiantifera di Balangero S.p.A. Il progetto ha affrontato due macro-ambiti: la gestione degli scarti di lavorazione mineraria (accumuli di pietrisco e materiali sterili) e la bonifica delle strutture edili dello stabilimento.
Le discariche lapidee, costituite da accumuli di sterili di produzione (pietrisco privato dell'amianto durante il processo industriale), coprono una superficie stimata di circa 60 milioni di metri quadrati. Parallelamente, il risanamento degli edifici ha mirato alla rimozione delle fonti di contaminazione diretta e alla riqualificazione funzionale di aree strategiche per la gestione del sito.
La mappa sottostante illustra la localizzazione degli interventi realizzati nell'area, cliccala per espanderla.

L'area oggetto di intervento comprende una parte del complesso industriale principale. Storicamente, questi volumi erano adibiti a magazzino per lo stoccaggio dei sacchi di amianto pronti per la spedizione; tale destinazione d'uso ha comportato una contaminazione residua delle superfici interne.
L'intervento si è reso necessario per rimuovere le coperture in cemento-amianto degradate e per riqualificare gli spazi al fine di supportare le attività di bonifica. La gestione operativa ha richiesto il mantenimento dell'integrità strutturale degli edifici per la loro riconversione. Le fasi operative hanno seguito un protocollo di sicurezza stringente:
• Bonifica interna: Pulizia e aspirazione delle superfici mediante sistemi dotati di filtri assoluti HEPA, certificati per trattenere il 99,9% delle particelle sospese. Successivamente, è stato applicato un trattamento incapsulante con vernici viniliche specifiche a spruzzo per sigillare eventuali fibre residue.
• Sostituzione involucro: Rimozione delle coperture in cemento-amianto e installazione di nuovi elementi in lamiera preverniciata, utilizzati sia per il manto di copertura sia per i tamponamenti perimetrali.
• Realizzazione D15: Una porzione degli spazi bonificati è stata convertita in deposito temporaneo autorizzato (D15). L'area, destinata esclusivamente allo stoccaggio di rifiuti contenenti amianto prodotti dai cantieri interni in attesa di smaltimento definitivo, è stata dotata di nuovi impianti elettrici, di illuminazione e sistemi antincendio adeguati alle normative vigenti.
L'intervento ha interessato due silos verticali situati all'interno del perimetro dello stabilimento. Queste strutture erano originariamente destinate allo stoccaggio del "filler", la frazione granulometrica più fine e polverosa del minerale lavorato.
Le operazioni hanno presentato criticità legate al rischio di crollo e alla necessità di contenere le dispersioni aerodisperse. L'intervento è stato gestito attraverso le seguenti fasi:
• Messa in sicurezza provvisoria: Realizzazione di strutture di sostegno temporanee in carpenteria metallica per stabilizzare i silos durante le lavorazioni preliminari.
• Trattamento interno: Lavaggio delle superfici interne con acqua e applicazione di prodotti incapsulanti per fissare le polveri residue alle pareti.
• Demolizione controllata: Decostruzione meccanica delle strutture con discesa a terra del materiale, eseguita adottando procedure per limitare la dispersione di fibre.
L'area della Discarica Fandaglia è costituita da accumuli di materiale lapideo sterile derivante dalle lavorazioni minerarie. Il versante presentava fenomeni attivi di instabilità, problematiche di drenaggio superficiale e processi erosivi avanzati con formazione di calanchi, interessando anche i corsi d'acqua limitrofi (Rio Est, Torrente Fandaglia).
L'intervento, articolato in fasi coordinate, ha avuto l'obiettivo di consolidare i fronti instabili, regimentare le acque meteoriche, ridurre i fenomeni erosivi e ripristinare la stabilità geomorfologica e vegetazionale del sito. Le difficoltà operative sono state determinate dalle elevate pendenze del versante, che hanno impedito la stesura di terreno vegetale di riporto, richiedendo soluzioni tecniche alternative. Le principali opere realizzate comprendono:
• Consolidamento strutturale: Realizzazione di un rilevato in terra rinforzata al piede della frana (avvenuta nel 1994), mediante compattazione per strati e inserimento di geogriglie monodirezionali in poliestere. Riprofiliatura del ciglio, infissione di putrelle in acciaio con funzione antierosiva e installazione di tre ordini di palificate in legno.
• Opere di drenaggio: Posa di un filtro drenante in ghiaia vagliata (spessore 80 cm) sul fronte e realizzazione di canalette di scarico per convogliare le acque superficiali verso i rii esistenti.
• Opere idrauliche e antierosive: Nei calanchi sono state realizzate palizzate a "lisca di pesce" per rallentare il deflusso. Sul Rio Est e Torrente Fandaglia sono state costruite briglie in legname e pietrame e ripristinate le opere idrauliche esistenti.
• Rivegetazione e viabilità: Applicazione di idrosemina con geostuoie tridimensionali in polipropilene e georeti biodegradabili in juta/agave. Apertura di una pista forestale di accesso e consolidamento dei percorsi interni.
Il versante Lato Balangero è costituito da vaste superfici di discarica lapidea che necessitavano di interventi geomorfologici e vegetazionali per garantire la stabilità a lungo termine.
La principale difficoltà ha riguardato l'assenza di suolo organico sul pietrisco sterile, che ha richiesto l'importazione e la stesura di substrati appositi. Le operazioni hanno presentato criticità legate al rischio di crollo e alla necessità di contenere le dispersioni aerodisperse. L'intervento è stato gestito attraverso le seguenti fasi:
• Ricostituzione del suolo: Riporto di substrato fertile (spessore variabile 5-20 cm), composto da una miscela di terreni di scavo, compost di qualità e cippato di legno, per consentire l'attecchimento della vegetazione.
• Consolidamento strutturale: Installazione di 250 palificate semplici e realizzazione di due ordini di palificate di sostegno a doppia parete (lunghezza 60 e 90 m) riempite con materiale locale e talee.
• Difesa spondale (Rio Rivocello): Costruzione di una scogliera rinverdita lunga 80 m, realizzata con massi ciclopici cementati alla base e intasati con terra e talee nella parte superiore.
• Rimboschimento e Idrosemina: Messa a dimora di specie autoctone (tra cui Salix purpurea, Quercus petraea, Corylus avellana, Crataegus monogyna) con utilizzo di attivatori biologici (micorrize) per favorire lo sviluppo radicale. Le superfici sono state trattate con idrosemina potenziata a mulch, contenente sementi di leguminose per l'azotofissazione e collanti organici.