Nella prima metà del Novecento, la vita attorno all'Amiantifera di Balangero non si limitava al lavoro in miniera. L'azienda organizzava attorno ai propri dipendenti una rete di servizi che andava oltre il rapporto lavorativo. A restituire questo aspetto della storia della miniera sono i ricordi raccolti nella ricerca storica di Marisa Berati, realizzata con la collaborazione del geom. Nicolino Perona e di chi ha vissuto in prima persona quegli anni.
La miniera disponeva di un'infermeria attiva giorno e notte, una cucina che garantiva un pasto caldo agli operai, uno spaccio per gli acquisti quotidiani e un servizio di trasporto collettivo, poco comune per l'epoca. Le residenze per tecnici, impiegati e operai erano situate direttamente all'interno del sito.

Nei racconti di chi ha vissuto e lavorato per l'Amiantifera di Balangero S.p.a., la quotidianità era scandita da una socialità intensa. La condivisione dei mezzi di trasporto, le commissioni svolte collettivamente, il servizio scuolabus per i figli dei dipendenti e le gite domenicali sugli autocarri aziendali contribuivano a creare legami tra le famiglie.
All'interno delle residenze si incontravano storie, provenienze e tradizioni diverse. Dirigenti, impiegati e operai spesso si trasferivano insieme da una sede all'altra. I testimoni descrivono questa dimensione comunitaria come una "grande famiglia": un'espressione che ricorre nei loro racconti e che restituisce il senso di appartenenza vissuto in quegli anni.
Tra i momenti di vita collettiva si ricordano anche i festeggiamenti dedicati a Santa Barbara, protettrice dei minatori. Le testimonianze e la documentazione dell'epoca ricordano inoltre alcune iniziative promosse dall'azienda a favore dei lavoratori e della comunità locale. Ad esempio nel 1962, in collaborazione con la Fondazione Adolfo Mazza, furono assegnate borse di studio a studenti meritevoli, figli dei dipendenti e residenti a Balangero. Nel 1965, invece, l'Amiantifera mise in palio una Fiat 500 da assegnare per estrazione tra i propri dipendenti, quale riconoscimento per lo «sforzo produttivo compiuto», come riportava la stampa locale. Episodi che documentano il ruolo svolto dall'azienda non solo come luogo di lavoro, ma anche come punto di riferimento nella vita sociale della comunità locale.
